Tradizione e contemporaneità: il rito quaresimale della Velatio
di Sandro Torrisi

Belpasso (Ct), Chiesa Madre
Velo quaresimale dell’artista Zenone Lavagna, 1896

 

Piazza Armerina (En), Basilica Cattedrale
Velo quaresimale, autore ignoto

 
La Quaresima è il tempo che prepara i fedeli cattolici alla passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo.

Nel corso dei secoli la Chiesa, per mezzo della liturgia, si è avvalsa di diversi segni e linguaggi per guidare con maggiore consapevolezza il cristiano alla meditazione del Mistero celebrato.
Tra i più diffusi il Velo Quaresimale detto anche Telo della Passione.
Si tratta di una grande tela dipinta issata davanti all’altare maggiore o all’inizio del periodo quaresimale oppure alla vigilia della Domenica V di Quaresima. L’imponente manufatto, i cui movimenti dipendono da un congegno di corde e carrucole precipita giù, tra lo stupore degli astanti, la notte di Pasqua sulle note del Gloria e delle campane suonate a festa in segno di gioia. Attraverso questa particolare tradizione, meglio conosciuta in Sicilia come “a calata ’a tila” (calata della tela), l’altare maggiore, con il simulacro del Cristo Risorto, celato ai fedeli per quaranta giorni, viene restituito alla comunità religiosa in tutto il suo splendore materiale e spirituale.
I temi iconografici raffigurati sulla tela sono solitamente due: la crocifissione o la deposizione.
Ma perché si copre l’altare?
Il rito della “Velatio”  conserva ancora oggi un profondo significato ed una intensa capacità catechetica ed emotiva. Nascondere alla vista le immagini dei Santi aiuta a concentrarsi con maggiore consapevolezza su Colui che è l’origine di ogni santità. Su Colui che rende accessibile il cielo agli uomini. Si tratta, dunque, di un segno efficace che aiuta a meditare e riflettere sulla tragicità della condizione umana senza la presenza del Dio redentore.
La tradizione dei Veli quaresimali non è una peculiarità della sola Sicilia (Catania: Acireale, Belpasso, Borrello, Ficarazzi, Militello in Val di Catania, Palagonia, Pedara; Enna: Catenanuova, Piazza Armerina; Messina: Novara di Sicilia; Palermo: Palermo, Petralia Soprana, Petralia Sottana; Ragusa: Ragusa Ibla) ma questa antichissima tradizione è ancor oggi diffusa anche in Germania e Austria.
Ed è proprio in Austria, nel Duomo di Vienna che ogni anno, dal 2013, il velo quaresimale viene commissionato ad un artista contemporaneo.
Il Velo quaresimale di quest’anno, lo stesso dello scorso anno poiché con la pandemia l’installazione era stata accessibile per poco tempo, è stato commissionato all’artista Erwin Wurm.
Un gigantesco maglione viola di 80 metri quadrati appeso su una enorme gruccia, copre l’altare maggiore fino al giorno di Pasqua. Il messaggio che comunica questo strano velo è il forte desiderio di calore, di amore e protezione insito nell’essere umano, quindi, l’invito a regalarsi l’un l’altro quel calore fisico e morale di cui tutti, mai come in questo particolare momento storico, avremmo bisogno, per sentirci amati e protetti dal calore di un Padre “Gettando in lui [Gesù n.d.r.] ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pt 5,7).
Ammirando l’installazione di Erwin Wurm mi chiedo perché mai l’arte contemporanea è assente dalle nostre chiese? Se osserviamo i nostri luoghi di culto, fatta eccezione per le opere del tempo passato, sono ricche di opere di pochi pregi e poca spesa e incapaci di trasmetterci il messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, per rendere comprensibile il mondo invisibile (Cfr. Papa Paolo VI, Messaggio agli artisti, 8 dicembre 1965).

28.03.2021

Palermo, Chiesa di Santa Caterina

Velo quaresimale di Giovanni Patricolo, 1823

 

Vienna, Duomo di Santo Stefano

Velo quaresimale dell’artista Erwin Wurm, 2020