Improvvisazione, creatività e action painting a ritmo di jazz: i caleidoscopici “assoli” di Jackson Pollok
di Eleonora C. Amato

 “L'artista moderno lavora per esprimere un mondo interiore;
in altri termini: esprime il movimento, l'energia e altre forze interiori.
(J. Pollock)


Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta del XX° secolo, com’è noto, la culla per eccellenza dell’arte moderna e contemporanea non fu più Parigi ma New York. Molti artisti, in questi anni, vissero sulla propria pelle la crisi morale di un mondo in preda al caos e tentarono di liberarsi dalle angosce e dalle inquietudini della società loro contemporanea, sperimentando e varcando nuove frontiere del linguaggio visivo. Alla base della loro ricerca espressiva, la volontà condivisa di esaltare l’autonomia del gesto creativo attraverso una libertà espressiva totale, priva di limiti, canoni e regole tradizionali. Nacque così l'action painting, stile pittorico altrimenti conosciuto come espressionismo astratto, in cui l’opera d’arte venne considerata come l’estensione diretta di esperienze interiori, ovvero il luogo deputato dove mettere insieme, contestualmente, realtà quotidiana, inconscio e vita.
Pioniere indiscusso di questo nuovo genere fu senza alcun dubbio Jackson Pollock, considerato a pieno titolo, nonostante la sua breve ma intensa carriera, una colonna portante nel panorama storico-artistico internazionale. Nella sua casa – laboratorio a East Hampton, nel Long Island, meglio conosciuta come la Pollock-Krasner House, l’artista “vive” fisicamente le sue tele entrandoci dentro.

 
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L’atto creativo, sostenuto da genio e improvvisazione, si fa performance: dopo aver steso le tele direttamente sul pavimento, le osserva meticolosamente, talvolta anche per giorni, finché in preda ad una sorta di trance estatica iniziava a “danzarvi” sopra, tracciando su di esse un percorso iconografico inconsueto, frutto di una particolare tecnica, quella del dripping, che gli consentì di raggiungere risultati estetici ed espressivi di straordinario impatto visivo. Si tratta di composizioni aniconiche, caotiche e informali, caratterizzate da un intreccio caleidoscopico di filamenti cromatici, traccia indelebile dei gesti e dei movimenti che l’artista, per ore, ha compiuto sulla superficie pittorica. Le tele rappresentavano per lui il luogo di un evento, uno spazio esistenziale dove la texture pittorica, grafico-materica, è al contempo significante e significato.
Si racconta, infine, che durante le sue performance ascoltasse il Jazz, da lui considerato come “l’unica altra cosa creativa che accadesse nel paese” di cui apprezzava e condivideva in modo particolare la libertà, il ritmo e l'energia. Pertanto gli “assoli” pittorici di questo bizzarro artista americano, nel vigoroso ritmo cromatico, segnato da schizzi e linee, potrebbero accostarsi al ritmo melodico ed alle strutture compositive di questo genere musicale.   Action painting e jazz: due facce di una stessa medaglia creativa, due forme di espressione senza un preciso inizio né una fine, senza un progetto di base, figlie di una spontaneità in cui nulla è statico ma in continua evoluzione, testimonianza di un soggettivismo esasperato che urla il proprio sentire e cattura l’attenzione di chi osserva inducendolo o, meglio ancora, sfidandolo a ritrovare, nel caos apparente di un segno o di una nota, l’equilibrio primigenio nascosto.

 
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